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Archiviazione e lavori in background

Glossa tiene i dati in due posti distinti e svolge le operazioni lunghe in una coda che puoi fermare e riprendere.

Due cartelle, non una

Cartella dati — contiene il database: schede, traduzioni, glossari, impostazioni. È piccola e va tenuta su un disco locale.

Cartella del deposito — contiene le immagini e i documenti scaricati dalle biblioteche. Sono gigabyte, e possono stare altrove: un'altra partizione, un disco esterno, una cartella sincronizzata.

Separarle protegge il database: chi vuole le immagini sul cloud non è costretto a portarci anche il database, che in una cartella sincronizzata rischia di corrompersi.

Cambiare cartella

In Impostazioni → Archiviazione. La finestra di scelta la apre Glossa stessa, non la pagina: il percorso non passa mai per l'interfaccia.

Scegliendo una cartella per il deposito:

  • vuota → viene creata la struttura del deposito;
  • già un deposito Glossa → viene ricollegata senza copiare niente, utile per spostare un disco fra due computer;
  • con dentro altro → viene rifiutata, per non riversare migliaia di file in una cartella scelta per errore.

Cambiare cartella non sposta i file già scaricati: lo spostamento arriverà come lavoro in background.

Se la cartella scelta non è raggiungibile — disco staccato, condivisione non montata — Glossa lo dichiara e blocca le operazioni sul deposito. Non considera i file persi e non riscarica niente.

Cartelle sincronizzate

Il deposito può stare su Drive, OneDrive o iCloud, a una condizione: il client deve tenere una copia vera sul disco. In modalità solo online i file sono segnaposto — risultano presenti, con la dimensione giusta, e occupano zero byte. Glossa direbbe che una fonte è completa mentre non c'è niente.

Il database non va mai su una cartella sincronizzata.

La coda dei lavori

Scaricamenti, verifiche del deposito e generazioni lunghe non bloccano l'applicazione: diventano lavori in coda.

Dove si vedono — nella barra in basso a destra, in ogni sezione. Il clic apre il pannello con l'elenco diviso in in corso, in attesa, terminati oggi.

Come si comandano — pausa, ripresa, annullamento e nuovo tentativo per ciascun lavoro, oppure per tutti insieme dai comandi in cima al pannello.

Come si chiamano — ogni riga porta il nome dell'opera già mentre aspetta il turno, e mentre gira aggiunge a che punto è e quanto ha scaricato: I diarii di Marino Sanuto · 34/374 · 46 MB. Accanto trovi cosa sta facendo in quel momento: avvio, lettura del manifesto, scelta della risoluzione, scaricamento. Un contrassegno dice di che tipo di lavoro si tratta — pagine, verifica — e i numeri distinguono quanto è arrivato da quanto si prevede in tutto.

Cliccando una riga si apre e mostra i dettagli: la risoluzione che la biblioteca ha accettato, l'indirizzo del suo server, i tentativi fatti, gli orari.

La pausa non è istantanea: il lavoro porta a termine il pezzo in corso — la pagina che sta scaricando — lo salva e si ferma. Per questo lo stato passa da in pausa… a in pausa.

Un lavoro annullato è definitivo: si può ripetere da capo, non riprendere. Le pagine già scaricate restano.

Chiudere e riaprire

Chiudendo Glossa con lavori attivi compare una conferma con l'elenco. I lavori vengono messi in pausa, non annullati, salvando il punto raggiunto.

Alla riapertura nessun lavoro riparte da solo: li ritrovi fermi e decidi tu. L'unica eccezione è opzionale — in Impostazioni → Lavori puoi far ripartire automaticamente gli scaricamenti interrotti.

Verificare il deposito

In Impostazioni → Archiviazione ci sono due controlli.

La verifica rapida guarda soltanto se i file che Glossa ha registrato sono ancora al loro posto: è questione di millisecondi anche per un manoscritto grande. La verifica completa apre ogni file, ne controlla la forma e confronta l'impronta con quella registrata quando è arrivato: è l'unica che riconosce un file troncato da uno scaricamento interrotto o marcito sul disco. È lenta in proporzione ai gigabyte, e su una cartella sincronizzata costringe il servizio a scaricare tutto. Se niente è danneggiato i due conteggi coincidono, e cambia solo il tempo.

Entrambe diventano lavori in coda: le segui dal pannello in basso, le metti in pausa, le annulli. Il risultato è un conteggio in quattro parti — integri, mancanti, corrotti, orfani — dove gli orfani sono file rimasti nel deposito che nessuna scheda reclama. Nessuna delle due cancella o riscarica niente da sola.

L'esito dell'ultimo controllo resta nelle impostazioni, sotto i due comandi, finché non ne fai un altro: quando è stato fatto, di che tipo, e i quattro numeri. Accanto ai file senza opera c'è il comando che li cancella, con la conferma che dice quanti sono e quanto occupano. Glossa riguarda il deposito nel momento in cui premi — non si fida del conto di prima — e alla fine ti dice quanti ne ha tolti davvero: fra il controllo e la cancellazione può essere finito uno scaricamento, e quei file non sono più senza padrone.

Un interruttore accende la verifica rapida a ogni avvio. È spenta di default: allunga l'apertura su depositi grandi o su una cartella di rete.

Quanti lavori insieme

In Impostazioni → Lavori, un limite per ciascun tipo di risorsa: scaricamenti, elaborazioni, scritture su disco, servizi linguistici, generazione documenti. Automatico lascia scegliere a Glossa.

Il limite degli scaricamenti non dipende dalla potenza del computer ma dal server della biblioteca: alzarlo troppo fa scattare blocchi temporanei.

Quanto grandi le pagine

In Impostazioni → Scaricamento scegli la misura delle pagine e quella delle miniature.

La misura delle pagine è un obiettivo, non un numero esatto: Glossa chiede alla biblioteca quella che dichiara più vicina, sopra o sotto. Chiedere una misura inventata costringerebbe il servizio a produrla sul momento — misurato: ventitré secondi contro uno.

La stessa scelta si può fare sulla singola opera, aprendo la sua scheda in Biblioteca, e lì vince: la misura dipende dal materiale — una cinquecentina a stampa larga si legge a molto meno di una minuscola fitta — non da chi conserva il libro.

Le pagine già scaricate restano come sono: la scelta vale per quello che si scarica da adesso.

Le miniature non si chiedono alla biblioteca: Glossa le ricava dalle pagine che ha scaricato, sul computer. Più grandi occupano più spazio e si sfogliano meglio; non costano nessuna richiesta.

Il ritmo verso le biblioteche

Ogni biblioteca ha i suoi tempi: quanto aspettare fra una richiesta e l'altra, quante richieste in un minuto, quanto fermarsi quando chiede di rallentare, quanti tentativi fare. Sono pochi ritmi diversi applicati a molte biblioteche, quindi in Impostazioni → Biblioteche si governano come profili.

Due profili arrivano con Glossa, con i valori provati sul campo: Normale, che usano quasi tutte, e Lento, tarato su Gallica che è la più severa. Puoi modificarli, crearne altri e dare un nome a ciascuno; accanto al nome Glossa dice quante biblioteche lo usano.

Sotto, l'elenco delle biblioteche: per ognuna scegli il profilo con un menu. Un profilo che qualcuno sta usando non si può eliminare — prima si spostano le biblioteche che lo seguono — e i due che arrivano con l'applicazione non si eliminano affatto.

Le richieste insieme non superano mai quattro, qualunque cosa si scriva: il limite dipende dal loro server e serve a non farsi bloccare.

Le copertine e le ricerche tenute da parte

Le copertine che vedi nei risultati di ricerca e in Biblioteca non vengono chieste alla biblioteca ogni volta che le guardi: Glossa le tiene da parte, e le ridisegna da lì. Lo stesso vale per le ricerche — la stessa ricerca fatta due volte non ripassa dalla rete.

Serve a due cose. La prima è che le copertine si vedono: prima, nella versione installata, restavano riquadri vuoti. La seconda è che quaranta risultati non sono più quaranta richieste sparate insieme a una biblioteca, ma richieste che rispettano le stesse pause di uno scaricamento.

Questa roba non è tua. Non conta come scaricata, non compare nel conteggio delle pagine di un'opera, non entra in un backup, e viene buttata quando serve spazio — a partire da quella che non guardi da più tempo. Il modo di tenere un libro resta scaricarlo.

In Impostazioni → Dati si vede quanto occupa adesso, si sceglie il tetto (predefinito 512 MB) e per quanto valgono le ricerche prima di essere rifatte (predefinito 24 ore). Accanto c'è il comando per svuotarla: si può fare in qualsiasi momento senza perdere niente. Le immagini invece non scadono mai — i pixel di un manoscritto del Cinquecento non cambiano — le governa solo il tetto.

Se vuoi sapere se nel frattempo è comparso qualcosa di nuovo, sopra i risultati compare da quanto tempo risale quello che stai guardando, e accanto un comando che rifà la ricerca davvero, saltando quello che era stato tenuto da parte.

Quante pagine hai davvero

Il numero che leggi in Biblioteca è quello dei file che stanno sul tuo computer: Glossa guarda la cartella, non un elenco tenuto da parte. Il vantaggio si vede quando qualcosa va storto — un'interruzione, una copia a mano, un disco staccato e riattaccato: il conteggio non può raccontare una cosa diversa da quella che c'è.

Le pagine che la biblioteca non serve non contano come mancanti. Capita che un manoscritto dichiari 328 pagine e il server non ne restituisca venti: non è un guasto tuo e riscaricarle non le farebbe comparire. Glossa se lo segna, non le richiede a ogni ripresa, e considera il libro completo per quanto la biblioteca serve. Ogni tanto — una volta a settimana — le riprova, perché le biblioteche riparano.

Le pagine prese a risoluzione piena sono un'aggiunta, non un buco. Se di tre pagine hai voluto anche la versione più grande, la scheda dice «più 3 a risoluzione piena» accanto al conteggio, invece di far sembrare il libro a metà.

Ridurre le immagini per liberare spazio

Un libro scaricato alla massima risoluzione occupa il triplo del necessario. Uno scaricato mesi fa con un tetto più alto di quello che ti serve adesso tiene dettaglio che non guardi. In entrambi i casi ripulire è meglio che riscaricare, perché la biblioteca non ne paga il prezzo.

Nella scheda dell'opera, in Biblioteca, c'è il comando che rilegge le pagine già scaricate, le rimpicciolisce alla misura scelta e le ricomprime, sostituendo l'originale.

È irreversibile: l'originale viene sostituito. Il comando mette subito il lavoro in coda. Lavora su una misura per volta: quella con cui il libro è stato scaricato. Le pagine che avevi preso a risoluzione piena di proposito restano come sono.

Su un libro lungo dura minuti, quindi è un lavoro come lo scaricamento: lo segui dal pannello in basso a destra, e puoi metterlo in pausa o annullarlo. Le pagine già più piccole della misura scelta non vengono toccate, perché ricomprimerle perderebbe qualcosa senza liberare niente.

Mentre gira, il pannello dice quante pagine ha ridotto e quanto spazio ha liberato; il valore resta nel lavoro concluso. La misura di arrivo e la qualità si scelgono in Impostazioni → Scaricamento.

Se una pagina non può essere letta o riscritta, il lavoro termina in errore senza nasconderla: nel dettaglio resta il numero delle pagine non elaborate e quelle riuscite restano correttamente salvate.

Finché uno scaricamento o un'ottimizzazione può modificare un'opera, i comandi per liberarne lo spazio o eliminarla vengono rifiutati. Prima il lavoro deve concludersi o essere annullato; metterlo in pausa non basta.

Il backup

Impostazioni → Backup salva un file con tutto quello che non si riscarica: schede delle opere, note, trascrizioni, traduzioni con il loro storico, glossari, memoria di frasi e il registro del lavoro svolto.

Riguarda tutto Glossa, non un workspace solo. Il file contiene ogni workspace che hai, e il ripristino li sostituisce tutti.

Le immagini non ci sono, ed è voluto. Si riprendono dalla biblioteca: un backup da 40 GB non lo fa nessuno, uno da pochi megabyte si fa ogni settimana. Il file però sa quali opere erano sul computer e a che misura, e al ripristino Glossa ti propone di riscaricarle. Se vuoi anche le immagini al sicuro, la strada è tenere il deposito in una cartella sincronizzata.

Il file è compresso — il contenuto è testo, e si comprime di circa dieci volte — e porta con sé un'impronta: un backup interrotto a metà scrittura viene riconosciuto prima che il ripristino cominci, invece di lasciarti a metà strada con i dati già cancellati.

Puoi salvare un file che apre solo Glossa: evita aperture casuali, ma non protegge materiale riservato. Per dati riservati usa il lucchetto: chiede una password e, dopo il salvataggio, mostra un codice di recupero una sola volta. Puoi selezionarlo oppure usare il pulsante di copia accanto. Conserva il codice fuori dall'app: password o codice aprono il backup cifrato, ma se perdi entrambi non si può recuperare il contenuto.

Il ripristino sostituisce tutto: ogni workspace presente adesso viene rimpiazzato da quello che c'è nel file. La conferma lo dice, e non si torna indietro. Chiudere la finestra di salvataggio senza scegliere un file non scrive niente, e Glossa non dice di aver salvato.

Le pagine che avevi sul computer restano dov'erano. Il ripristino se le tiene, per le opere che il backup contiene, e subito dopo mette in coda un controllo del deposito per vedere se quei file ci sono davvero. Quando il controllo finisce — anche molto dopo, o alla riapertura successiva — Glossa ti dice com'è andata: se non manca niente lo dice e basta, se manca qualcosa ti propone di riprendere solo quello, alla misura che aveva. I file rimasti senza opera li trovi contati nelle impostazioni, con il comando per toglierli.

Fermo non vuol dire rotto

Un lavoro può restare immobile per minuti rispettando i limiti di una biblioteca. In quel caso l'indicatore dice in attesa · riprende fra 8 min e la barra non si muove: non è un errore, e riprende da solo. Un lavoro fallito lo dice diversamente, con il motivo e la possibilità di riprovare.

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