Ricerca delle fonti
La Dashboard offre una sola schermata di Ricerca: una casella per cercare opere nelle biblioteche e per aprire direttamente un'opera di cui si conosce l'identificativo o l'indirizzo. I risultati restano separati dal catalogo personale finché non vengono aggiunti alla Biblioteca.
Cercare
La ricerca si apre dalla barra a sinistra, sotto Dashboard.
A sinistra della casella si sceglie dove cercare: tutte le biblioteche, una sola, oppure una scelta personalizzata. «Tutte» comprende le biblioteche che cercano per parole, non le raccolte aggregate: Europeana e Internet Archive moltiplicano i risultati di altre istituzioni e si aggiungono di proposito nei criteri avanzati, prima scheda della colonna di destra, dove si spuntano le fonti una per una. Europeana richiede una chiave in Impostazioni → Biblioteca → Biblioteche. La scelta delle fonti resta per le ricerche successive.
Le parole si scrivono nella casella e la ricerca parte dal comando accanto. Il comando dei criteri avanzati apre titolo, autore, tipografo, istituzione, lingua, materiale e anni. Si può cercare anche solo per campi, senza parole libere. Un altro comando avvia una ricerca nuova, svuotando parole e criteri e lasciando le fonti scelte.
Sopra i risultati si sceglie l'ordine: per pertinenza (l'ordine in cui le biblioteche rispondono), per anno, per autore o per titolo; i risultati senza il dato vanno in fondo. Quando qualche fonte ha altri risultati, il comando in fondo all'elenco li chiede a tutte quelle che ne hanno: resta al suo posto e gira finché le pagine nuove non sono arrivate, e i risultati che si aggiungono entrano con una breve dissolvenza.
L'avvio registra i criteri della ricerca. Ogni pagina di risultati di ciascuna fonte è un lavoro indipendente: una fonte lenta o in errore non impedisce alle altre di pubblicare risultati. La scheda Fonti, a destra, ha una riga per biblioteca con stato, numero di risultati arrivati, il comando «riprova» dopo un errore e il filtro per guardare solo quella fonte. Pause, ripartenze e tentativi stanno nel pannello dei lavori. Le ricerche già fatte si riaprono dalla scheda Ricerche, che conserva criteri e risultati.
Criteri bibliografici
Le biblioteche che sanno cercare campo per campo ricevono i criteri così come sono scritti. Oggi è il caso di Gallica: titolo, autore e tipografo vanno sui rispettivi campi del catalogo, «manoscritto» e «stampato» sul tipo di documento, gli anni sulla data. Cercando «Le guidon des capitaines» come titolo Gallica risponde con 5 opere; la stessa frase cercata ovunque, testo delle pagine compreso, ne dava 17 427. Le parole libere del campo in cima restano una ricerca generale.
Le altre fonti ricevono le parole libere, oppure titolo, autore e tipografo quando si è cercato solo per campi. I criteri scartano poi i risultati i cui dati dichiarano altro. Lingua e istituzione filtrano sempre i risultati arrivati: Gallica vuole la lingua in codici che nessuno scrive a mano. Il suggerimento accanto a ogni criterio dice quali delle fonti scelte lo cercano davvero.
Quando manca il dato per decidere — un catalogo che non dichiara l’anno, una data per secolo — il risultato resta in elenco segnato dati incompleti. Un valore generico come text non viene convertito in «manoscritto» o «stampato». Valuta il numero di fonti concluse e quelle in errore prima di interpretare l’assenza di risultati.
Perché un risultato è uscito
Le parole cercate sono in grassetto e nel colore d'accento dove compaiono: nell'autore, nell'anno o nel titolo della riga, e aprendo la riga nei dati della scheda — soggetti, descrizione, altri responsabili. Quando la biblioteca dice da sé in quale sezione le ha trovate (e-codices, Bodleian, Cambridge, Estense, Institut de France, Vaticana), la sezione compare fra i dati della scheda aperta con il suo nome, per esempio «Bibliography», e il testo intorno alle parole.
Se le parole non compaiono in nessun dato della scheda, accanto alla riga piccola c'è un'icona: al passaggio del mouse dice che su Gallica sono state trovate solo nel testo trascritto delle pagine, che la ricerca per parole libere di Gallica comprende, o in generale che la biblioteca le ha trovate altrove.
Il confronto ignora maiuscole e accenti e accetta una parola come inizio di una più lunga («achille» trova «Achilles»); le parole di due lettere non contano.
Frase esatta, nei criteri avanzati, cerca le parole in fila invece che una per una, dove la biblioteca lo sa fare: oggi Internet Archive. Il suggerimento accanto dice quali delle biblioteche scelte la rispettano; le altre cercano le parole come sempre.
Come cercano le biblioteche
Le biblioteche non cercano tutte allo stesso modo, e i risultati lo riflettono:
- Gallica con le parole libere guarda la scheda e il testo delle pagine: molti risultati di giornali o riviste escono per una parola in una pagina qualunque. Titolo, autore e tipografo nei criteri cercano solo nella scheda.
- e-codices unisce le parole con «o»: Glossa tiene solo i risultati che le contengono tutte. Una pagina che resta vuota con altre dopo si continua da sola, fino a cinque pagine vuote di fila; poi resta il comando «altri risultati».
- Estense cerca le parole come frase unica: con più parole Glossa chiede la più lunga e tiene i risultati che le contengono tutte, guardando i primi 200.
- Monaco (MDZ) restituisce solo le opere digitalizzate.
- Library of Congress risponde alle ricerche automatiche con una verifica che solo un browser supera; la Biblioteca di Scozia non ha una ricerca interrogabile, e Glossa cerca in un elenco di titoli delle sue raccolte. Tutte e due restano fuori da «tutte» e si scelgono a mano.
Una ricerca che torna vuota non si conserva nella cache: rifatta, interroga di nuovo la biblioteca.
Identità e provenienza
Ogni risultato mostra autore, anno, luogo e tipografo, poi il titolo; in piccolo la biblioteca, le pagine e «PDF disponibile» quando c'è. Il raggruppamento usa l’identità esatta del manifesto IIIF: la stessa opera arrivata da più biblioteche è una riga sola con il numero delle copie, e aprendo la riga si sceglie quale copia usare. Titoli simili non bastano per unire risultati. Il servizio interrogato, l’istituzione di conservazione e il servizio delle immagini possono essere organizzazioni diverse.
Estendi alle raccolte crea una ricerca collegata con gli stessi criteri, limitata alle raccolte selezionate che non erano già incluse.
Apertura per identificativo o indirizzo
Nella stessa casella si può scrivere o incollare l'identificativo di un'opera, una segnatura o un indirizzo. Mentre si scrive, Glossa controlla quali biblioteche lo riconoscono — senza nessuna richiesta di rete — e per ciascuna mostra sopra i risultati la riga Apri su …: il comando accanto apre l'opera, pronta da aggiungere alla Biblioteca. Chi cerca per parole non vede niente in più.
Una forma inequivocabile, come un indirizzo o un ARK, viene sempre proposta. Un identificativo nudo viene proposto solo se è una parola sola con almeno una cifra: su Gallica qualunque parola di sei lettere ha la forma di un identificativo, e proporre di aprire «Rabelais» come un'opera sarebbe rumore. Un indirizzo completo si apre anche con Invio; il manifesto IIIF di un'istituzione non elencata si apre allo stesso modo, incollandone l'indirizzo.
| Fonte | Ricerca per parole | Esempio di riferimento diretto |
|---|---|---|
| Europeana | Sì, con chiave API | Indirizzo della scheda |
| Internet Archive | Sì | Indirizzo archive.org/details/… |
| Wellcome Collection | Sì | Indirizzo di un manifesto IIIF |
| Biblioteca Vaticana | Sì | Urb.lat.1779 |
| Gallica | Sì | Identificativo ARK o indirizzo Gallica |
| e-codices | Sì | bbb-0264 |
| Bodleian Libraries | Sì | Indirizzo dell’oggetto |
| Biblioteca Estense | Sì | Identificativo o indirizzo del visore |
| Institut de France | Sì | 17837 |
| Cambridge University Digital Library | Sì | MS-ADD-03996 |
| Bayerische Staatsbibliothek | Sì | bsb00026283 |
| Library of Congress | Sì | Indirizzo loc.gov/item/… o loc.gov/resource/… |
| Harvard Library | Sospesa nell’integrazione | drs:123456 o ids:123456 |
| Heidelberg University Library | No | cpg848 |
| e-rara | No | Numero della scheda |
| e-manuscripta | No | Numero della scheda |
| National Library of Scotland | Sì, sui titoli delle raccolte digitali | Numero dell’opera, per esempio 133475158 |
| University of Glasgow | No | Indirizzo del manifesto IIIF, offerto dalla scheda dell’opera |
| IIIF diretto | No | Indirizzo completo del manifesto |
La tabella descrive le capacità implementate in Glossa, non la disponibilità in tempo reale dei servizi. Limitazioni di rete e controlli anti-automazione possono impedire una richiesta anche per una fonte supportata.
Cercare sul sito della biblioteca
Accanto a ogni biblioteca compare un comando che apre la sua pagina di ricerca nel browser, con le parole già scritte dove la biblioteca le accetta nell’indirizzo. Serve quando la ricerca interna non basta: quello che Glossa interroga è ciò che la biblioteca espone a un programma, che quasi mai coincide con tutto il suo catalogo. Si cerca sul loro sito, si copia l’indirizzo dell’opera e lo si incolla qui per aprirla.
Il comando compare quando l’elenco dei risultati resta vuoto, quando si stanno guardando i risultati di una sola biblioteca, e nella scheda di un’opera che non porta con sé l’indirizzo della propria pagina.
Disponibilità delle riproduzioni
Una scheda bibliografica non implica che esista una riproduzione consultabile. Glossa verifica i risultati visibili e distingue gli elementi non ancora controllati, quelli aperti correttamente e quelli dichiarati non disponibili. Questi ultimi restano visibili con l’indicazione non consultabile. Un timeout o un limite di richieste non viene interpretato come assenza dell’opera.
Conservazione dei risultati
Aggiungi alla Biblioteca salva la fonte nel catalogo; Aggiungi a un workspace la salva e crea anche il collegamento. Aggiungere di nuovo lo stesso manifesto non duplica la fonte.
Le ricerche persistenti conservano criteri, esecuzioni e risultati fra le sessioni e sono incluse nel backup. I lavori si fermano quando l’app è chiusa. La cache delle risposte di rete è distinta dallo storico: il comando di aggiornamento rilegge lo stato della ricerca, mentre «riprova» e una ricerca nuova interrogano di nuovo le fonti.